FINESTRA
SUL CORTILE
(da
"DVD
World" n. 24, Dicembre 2001)
“EXTRA! EXTRA! READ ALL ABOUT IT!”
Qualche
settimana fa, all’annuncio da parte di Dreamworks che l’edizione italiana
di Shrek avrebbe contenuto un solo disco contro i due dischi e le annunciate
undici (!) ore di extra, molti - compreso il sottoscritto - si sono affrettati
a ordinare proprio quest’ultima, non senza aver stigmatizzato il comportamento
della casa produttrice sui vari newsgroups e forum dedicati al DVD.
A
conti fatti, sembra che la nostra decisione sia stata un po’ affrettata...
infatti chi ha già ricevuto il disco americano si è accorto
che in realtà le due edizioni non sono poi tanto diverse: mancano,
è vero, la colonna sonora inglese in DTS e uno special della HBO,
ma a parte una versione in pan&scan del film di cui non si sente affatto
la necessità il resto dei contenuti sembra sostanzialmente identico.
E le undici ore di extra? Buona domanda. Nessuno è ancora riuscito
a trovarle. Forse sono state incluse nel conteggio ambedue le versioni
del film, e magari anche i commenti audio degli autori, perché in
caso contrario si arriva solo ad una settantina di minuti di video. Buona
notizia per gli acquirenti italiani, un po’ meno per chi come me avrebbe
preso volentieri la versione italiana, che gode di un ottimo doppiaggio.
L’Italia è ancora in serie B?
Passata la delusione, mi sono detto che comunque questo era un buon segno, e che evidentemente anche in Italia abbiamo finalmente edizioni complete di livello internazionale... Ci ha pensato la Disney a smentirmi. Torno adesso da un viaggio all’estero, durante il quale ho potuto notare sugli scaffali inglesi, francesi e olandesi un’edizione “speciale” in due dischi dell’ottimo lungometraggio animato Le follie dell’Imperatore: peccato che da noi sia uscita solo l’edizione in un disco. E se di Biancaneve e i sette nani è stata messa in commercio anche un’edizione in due dischi, dovreste vedere quella distribuita sul mercato britannico: un cofanetto in cartone che assomiglia ad un prezioso libro rilegato, e all’interno oltre ai due dischi un volumetto illustrato dedicato a “The Art of Snow White”... abbastanza bello da farmi decidere di rivendere l’edizione italiana già acquistata e ordinare quella inglese.
Ma gli extra, servono?
Siamo
onesti, tuttavia: queste sono oramai delle eccezioni, e i tempi in cui
per “contenuti speciali” si intendeva la possibilità di accedere
da menù direttamente alle scene sembrano finiti: la maggior parte
dei titoli esce corredata di materiale aggiuntivo, e non di rado quelli
di maggior rilievo sono addirittura corredati di un secondo disco pieno
di extra: trailers, scene tagliate, commenti, documentari, interviste,
contenuti DVD-ROM, la scelta è ampia.
Però...
pensateci un momento. Normalmente, la presenza di un secondo disco implica
un costo aggiuntivo di una ventina di mila lire. Corriamo a comperarlo,
giriamo tra le mani con aria vogliosa, quasi con feticismo, la confezione,
magari un elegante cofanetto, ammiriamo la serigrafia colorata dei due
dischi, poi li inseriamo nel lettore - e nella maggior parte dei casi ci
troviamo di fronte a materiale che facciamo fatica a guardare una volta,
e che di rado merita una seconda visione. Frammenti di film avulsi dal
contesto, sequenze aggiuntive che sono state tagliate per ottimi motivi,
interviste ad attori che si guadagnano la pagnotta esaltando le virtù
del film di cui sono protagonisti (e vorrei vedere il contrario!),
trailers che vi rivelano a tradimento il finale della pellicola (ricordo
con raccapriccio quello de Il tredicesimo piano, che mi ha rovinato
il film), commenti audio in cui non si fa altro che ribadire ciò
che le immagini illustrano già ampiamente.
Sto esagerando, naturalmente. Grazie al cielo non è sempre così. Però sembra proprio che nella smania di attirare il potenziale acquirente con “di tutto, di più”, e estorcergli qualche lira in più, i distributori siano ormai pronti a includere qualunque cosa, a raschiare il fondo del barile, dimenticando che l’obiettivo principale di questi materiali aggiuntivi dovrebbe essere quello di arricchire e integrare l’esperienza del film, non di diluirla. I casi di dischi con contenuti extra ben realizzati esistono, e vorrei fare qualche esempio di alcuni dei più interessanti, sperando che qualche produttore di DVD mi legga e li prenda come esempio.
Dietro le quinte
Purtroppo molto spesso i documentari sulla realizzazione del film sono stati prodotti con l’obiettivo di promuoverne la visione, e sono quindi sfacciatamente parziali. Se questo aveva un senso al momento dell’uscita della pellicola in sala, sul DVD non è più il caso: l’abbiamo già comperato, accidenti! Non abbiamo bisogno di essere convinti, ma di essere informati. Nonostante l’indubbia avvenenza delle protagoniste, nessun documentario cambierà le mie reazioni a un disastro come Charlie’s Angels: ma mi piacerebbe capire come è successo che tanto spiego di mezzi non abbia portato a un risultato migliore, e magari sapere se è vero che sul set Bill Murray e Lucy Liu si sono scontrati fino a venire alle mani, e perché.
Probabilmente ci vuole qualche anno perché si possano avere il distacco e le autorizzazioni necessarie per produrre un documentario veramente obiettivo e completo sulla produzione di un film. Forse proprio per questo, alcuni tra i migliori “dietro le quinte” disponibili sono quelli realizzati da un francese, Laurent Bouzereau, per la “Hitchcock Collection” di Universal: tutti eccellenti, ricchi, ben documentati, tanto che di molti dischi della serie non ho ancora rivisto il film, ma di tutti ho immediatamente guardato il documentario. Bouzereau, al quale si devono anche i filmati presenti sul secondo disco di Incontri ravvicinati del terzo tipo, è ora al lavoro sulle altre pellicole di Spielberg, da Duel a Il colore viola, e soprattutto E.T., il che mi fa venire l’acquolina in bocca.
Ci sono parecchi altri documentari del genere molto ben realizzati: da quello sul lato B del recente Superman, a The Hamster Factor incluso nel DVD di L’esercito delle dodici scimmie di Terry Gilliam, a tutta la serie di monografie inserite nei dischi della “James Bond Collection”. Ci tengo, però, a segnalare quello che secondo me è un capolavoro assoluto: Fearful Simmetry di Charles Kiselyak, nel disco di Il buio oltre la siepe, che è molto più di un “dietro le quinte”, è un vero e proprio film di novanta minuti sulla pellicola, sul romanzo da cui questa è tratta, sull’epoca e particolare situazione culturale in cui la storia è ambientata. Un documento che da solo giustifica l’acquisto del disco.
Commenti audio
Anche qui ci si può aspettare di tutto. Molto, troppo spesso si ha l’impressione che i commenti del regista e di qualche attore siano stati registrati senza alcun senso critico, mentre commentavano “a braccio” le immagini della pellicola. Se è vero che questo aggiunge spontaneità, si rischia però di cadere in un semplice accompagnamento alle immagini, magari punteggiato di imbarazzanti silenzi, senza aggiungere nulla a queste.
Io credo che ci si debba aspettare molto di più: che il commento debba permettere al regista di spiegare il perché di certe scelte creative e tecniche, di rievocare le condizioni in cui il film è stato realizzato, di sottolineare i dettagli che a una prima visione potrebbero essere sfuggiti. Il miglior commento in assoluto che io abbia sentito è quello di Terry Gilliam e Charles Roven, rispettivamente regista e produttore del già citato L’esercito delle dodici scimmie: ironico, informativo, spesso illuminante; un altro esempio di come il commento dovrebbe essere realizzato è quello di Ridley Scott in Thelma e Louise, tenuto anche conto del fatto che per il regista si tratta di un’insolita incursione in un film “di attori” al femminile.
Un giorno o l’altro voglio ascoltare anche il commento audio di Moto Sakakibara, Hiroyuki Hayashida, Tatsuro Maruyama e Takoo Noguchi all’edizione USA di Final Fantasy, ma confesso che mi fa esitare il fatto che è in giapponese. E’ già qualcosa che almeno sia sottotitolato in inglese, se si considera che molto spesso questi commenti, anche quando sono mantenuti nelle edizioni italiane, non sono affatto sottotitolati nella nostra lingua.
Interviste
Come ho già avuto modo di commentare, non è difficile capire se le interviste al regista e al cast sono state realizzate per essere diffuse prima o dopo l’uscita del film. Nel primo caso, tutti si lanciano in lodi sperticate nei riguardi degli altri collaboratori e della pellicola stessa, ansiosi di convincerci che sarà un’esperienza entusiasmante; a volte con involontari effetti umoristici, se si guardano queste interviste sapendo che il film è stato un flop clamoroso che magari non è piaciuto a nessuno (anzi, fateci caso, a posteriori ci si rende conto che più il film è brutto più i commenti durante le interviste erano entusiasti).
Come esempio, invece, del modo giusto di realizzare queste interviste non posso che citare il DVD de Il sesto senso. Non so se siano state filmate prima o dopo l’uscita del film; ma nelle parole del regista, M. Night Shyamalan, e dei suoi collaboratori non c’è enfasi. C’è non solo il compiacimento per un lavoro che sanno di aver ben realizzato, ma anche il desiderio di completare, arricchire, allargare l’esperienza dello spettatore con una miriade di informazioni, organizzate per capitoli, sulle intenzioni e sulla costruzione del film, le scelte narrative, la definizione del cast, l’utilizzo dei colori e del suono.
Scene inedite
Con
tutto il rispetto che ho per i “Director’s Cut”, nella stragrande maggioranza
dei casi se una scena è stata tagliata al montaggio c’è un
motivo. Sono assolutamente d’accordo che venga inserita nel film, ma dovrebbe
essere sempre possibile per lo spettatore di scegliere quale versione vedere
(per esempio, attendo con ansia un DVD di Blade Runner che mi permetta
di rivedere il primo montaggio cinematografico, quello con la voce fuori
campo, che conferiva alla pellicola un tono da film noir che le
versioni successive hanno perso).
In
caso contrario, meglio che faccia parte degli extra. Ma anche qui, per
favore, con un po’ di buonsenso! Se si tratta di pochi fotogrammi, spesso
non ne vale la pena. Se invece le scene sono state tagliate perché
ridondanti o perché intralciavano il ritmo della storia, possano
aggiungere qualcosa alla comprensione dei personaggi e delle situazioni,
o anche solo rappresentare frammenti di cinema. Ne Il sesto senso,
la scena tagliata “Toy Soldiers” permette di apprezzare ancora meglio il
talento straordinario di Halmey Joel Osment e la versione più lunga
del finale, che si conclude su una diversa nota emotiva, che merita di
essere conosciuta, anche se è meno efficace di quella definitiva.
Un altro esempio è Il sarto di Panama, in cui il finale scartato
dà alla conclusione un sapore completamente diverso da quello utilizzato
nel film.
Musica
Già
in passato ho parlato della mia passione per la musica da film, ed è
quindi normale che una pista audio isolata - con o senza il commento del
musicista - rappresenti per me un’attrattiva non indifferente: però
capisco che possa non interessare a tutti. Diverso invece il caso dei video
musicali. Questi non vengono inseriti spesso, eppure in molti casi sono
stati realizzati in contemporanea con il film. Quello di Carmen Consoli
per L’ultimo bacio o quello di Sting per Le follie dell’imperatore
sono un piacevole completamento alla pellicola: e come avrei voluto che
il disco di Il gioiello del Nilo contenesse quello, delizioso, in
cui Michael Douglas, Kathleen Turner e Danny DeVito, vestiti di bianco,
fanno da coristi a Billy Ocean, con la stessa ironia con Arnold Schwarzenegger
divide il palco con gli AC/DC in “Big Gun”, inserito nel disco di Last
Action Hero.
A
proposito, se vi capita tra le mani il DVD americano di Final Fantasy,
non perdetevi il video di “Thriller” presente sul secondo disco...è
veramente un gioiello, divertentissimo, e dagli annunci pare che ci sarà
anche nella versione italiana.
E tutto il resto?
Il resto, se c’è, non mi dispiace. Gallerie di immagini, sceneggiature, biografie, spot radiofonici, ben vengano. Ma, soprattutto se si tratta di testi, immagini, suoni, materiale multimediale non legato strettamente al video, e di conseguenza meno interessante per chi fruisce del DVD sul televisore di casa, mi interessano meno, sono utili elementi di documentazione che però non fanno parte dell’esperienza audiovisiva che costituisce la visione del film; e soprattutto non giustificano la spesa aggiuntiva che molto spesso viene richiesta.
A questo
punto qualcuno potrebbe chiedermi perché, se la penso così,
ho acquistato di nuovo Biancaneve e i sette nani solo per avere
il cofanetto in cartone e il libro. Che posso dire a mia discolpa? Non
ho potuto farne a meno. Come diceva Oscar Wilde, “resisto a tutto,
tranne che alle tentazioni.”
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