FINESTRA SUL CORTILE
di Cesare Cioni

(da "DVD World" n. 25, Gennaio 2002)



VOGLIO DANZARE CON TE  (prima parte)

Se c’è un genere cinematografico che, pur essendo derivato all’origine da un genere teatrale, ha saputo sfruttare al meglio le possibilità offerte dal mezzo filmico e unire in una sola esperienza globale e particolarissima le diverse sensazioni prodotte dal movimento e dalla musica, dal talento dei performer e dalla forza creativa del regista, questo è il musical.
Finzione per eccellenza - quando mai nella realtà le persone si esprimono cantando e si muovono danzando? - il musical nel corso dei decenni ha permesso creatività e ricerca di soluzioni innovative che non erano possibili nei generi narrativi convenzionali.

Cominciamo col dire che; per fortuna, molti classici del genere sono oramai disponibili in formato digitale (con alcune, significative eccezioni che si spera verranno presto colmate) e, anzi, il DVD, per le sue caratteristiche di eccezionale resa visiva e sonora, è il supporto più adatto per la riproduzione di opere che sanno fondere suono e immagini.
A questo proposito mi sembra preferibile l’acquisto di questi titoli, se disponibili, in edizione USA: la mancanza della lingua italiana non è un problema dato che, tranne rarissime eccezioni, le canzoni non andrebbero doppiate e la minor risoluzione video del sistema NTSC è ampiamente compensata dal fatto che la musica viene riprodotta alla velocità corretta senza l’accelerazione del 4% e il conseguente cambio di tonalità necessari per la riproduzione in PAL (purtroppo, a riprova di quanto sia falsa l’affermazione che il codice regionale serve per proteggere lo sfruttamento cinematografico delle nuove pellicole, anche per vedere questi classici è necessario un lettore dezonato).

Ballando in bianco e nero

Uno dei primissimi film sonori della storia del cinema, The Jazz Singer (Il cantante di Jazz), del 1929, fu un film musicale e molte delle pellicole sonore degli anni successivi furono riproduzioni di spettacoli musicali, con balletti e canzoni. Non si trattava ancora di musical, quanto di teatro musicale filmato, per la mancanza di alcuni elementi che contraddistinguono questo genere.

Da un punto di vista narrativo, infatti, perché si possa parlare di vero musical i numeri di canto e danza - anche quando risultano ambientati su un palcoscenico anziché essere la normale espressione del sentimenti dei personaggi - devono contribuire a far procedere l’azione e la trama del film, non essere semplici interludi; da un punto di vista strutturale, invece, coreografia e montaggio devono utilizzare, anzi sfruttare al massimo, le possibilità specificamente offerte dal linguaggio cinematografico.

In questo contesto è fondamentale l’opera di uno dei maggiori e più originali talenti creativi che abbiano mai lavorato a Hollywood, il coreografo e regista Busby Berkeley, che firmò la regia di una ventina di pellicole, ma che mise in scena le sequenze musicali di un gran numero di film nominalmente diretti da altri.
La cifra stilistica di questo autore - dall’uso sapiente del contrasto tra bianco e nero, imposto dalla tecnologia dell’epoca, ma da lui abilmente sfruttato come mezzo espressivo, alla moltiplicazione all’infinito di ballerine tutte uguali allineate in complicate geometrie, per riprendere le quali non esitava a far sfondare il tetto degli studios - è tale che il suo nome è rimasto scolpito nel firmamento cinematografico.
Su DVD è disponibile negli USA la sua realizzazione più famosa, 42nd Street (Quarantaduesima strada, 1933), archetipo di tutti i film sulla messa in scena di uno spettacolo teatrale, nel corso del quale una debuttante, lanciata allo sbaraglio per sostituire la titolare, rivela la stoffa di una stella.

Sono disponibili solo in Francia, invece, quattro esempi delle sofisticate ed eleganti commedie interpretate per la RKO da altre due leggende, Ginger Rogers e Fred Astaire: Top Hat (Cappello a cilindro, 1935), Follow the Fleet (Seguendo la flotta, 1936), Swing Time (Follie d’Inverno, 1936) e Shall We Dance (Voglio danzare con te, 1937). Le evoluzioni della celebre coppia, su coreografie di Hermes Pan e dello stesso Astaire, restano tra i momenti in assoluto più belli della storia del cinema.
Altri deliziosi numeri di Astaire, sia pure senza la sua partner più famosa, sono reperibili nella versione in DVD di un film di qualche anno dopo, Holiday Inn (La taverna dell’allegria, 1942, di Mark Sandrick) interpretato con Bing Crosby e Marjorie Reynolds, sulla musica di parecchie splendide canzoni di Irving Berlin.

Ma nel frattempo, nel 1939, un film che inizia in bianco e nero come tutti quelli finora citati, ma prosegue poi in uno sfavillante technicolor, ha segnato l’inizio della grande stagione del musical a colori. È The Wizard of Oz (Il Mago di Oz), prodotto dalla Metro Goldwin Mayer e interpretato da Judy Garland.
Questo film innovativo, visionario, coloratissimo, e ancora sorprendente per il pubblico di oggi (i miei figli sono rimasti a bocca aperta), gode tra l’altro di una delle più belle edizioni in DVD che sia dato trovare in Italia. Si tratta di una vera “collector’s edition” di fronte alla quale persino Il gladiatore o Incontri ravvicinati impallidiscono: audio e video di prima qualità (la colonna sonora inglese è in 5.1, dato che è stato possibile ricostruire un suono stereofonico partendo da diversi stems,registrazioni della stessa esecuzione effettuate da diversi microfoni posizionati in diversi punti dello studio, e sincronizzate con la tecnologia odierna), trailer, documentari, scene tagliate, spezzoni di film muti, addirittura dei filmini amatoriali realizzati sul set, disegni, storyboards, e parecchie ore di supplementi sonori: demo, registrazioni alternative, trasmissioni radiofoniche... da perdere la testa. Un disco assolutamente irrinunciabile per i patiti del genere.

Gene Kelly e l’età doro del musical MGM

È soprattutto nel decennio successivo, tuttavia, che la MGM afferma il proprio incontrastato dominio nel genere musicale, grazie all’incontro di talenti eccezionali e ineguagliati (“più stelle di quante non ce ne siano in cielo”, si diceva all’epoca). Tra questi, un ballerino, attore e coreografo, il cui stile e personalità erano molto diversi da quelli di Fred Astaire, ma che avrebbe lasciato un segno altrettanto importante: Gene Kelly, che partecipa a vario titolo ad alcune pellicole particolarmente significative, tutte disponibili su DVD, anche se i riversamenti sono soltanto dignitosi e gli extra praticamente inesistenti.

Anchors Aweigh (Due marinai e una ragazza, 1945), di George Sidney, con Frank Sinatra e Kathryn Grayson, è soprattutto memorabile per la sequenza in cui Gene danza con il topo Jerry (la sequenza avrebbe dovuto essere interpretata con Topolino, ma Walt Disney si rifiutò di farlo comparire in un film MGM, e Jerry ebbe la parte).
Molto più innovativo è il film interpretato da Kelly, ancora con Frank Sinatra, nel 1949: On the Town (Un giorno a New York), diretto da Kelly stesso con Stanley Donen. Per la prima volta, infatti, molte scene sono girate in esterni, nella vera New York, e il ritmo delle sequenze è quello sincopato e scattante della metropoli. In questa pellicola è presente un lungo, splendido balletto finale, nel quale Kelly può far liberamente sfoggio della proprio talento: espediente che verrà ripreso anche in altri film successivi.
Del 1951 è quello che è forse il film più famoso di Kelly, diretto da un altro grande talento della scuderia MGM: Vincente Minnelli (marito di Judy Garland e padre di Liza Minnelli... una famiglia che ha fatto la storia del musical). An American in Paris (Un americano a Parigi) forse non è completamente riuscito, troppo ambizioso nel suo tentativo di riunire elementi diversi - la musica di Gershwin, la danza muscolare di Kelly, gli stili pittorici dell’arte francese prediletta da Minnelli - ma contiene momenti incantevoli come il pas-à-deux di Kelly e di una deliziosa Leslie Caron lungo le rive della Senna, accompagnati dalle note di Our Love is Here to Stay.
A mio giudizio il musical perfetto è invece quello realizzato l’anno dopo da Kelly ancora in collaborazione con Stanley Donen, Singin’in the Rain (Cantando sotto la pioggia), al quale partecipano Donald O’Connor e Debbie Reynolds. Che dire... nulla è fuori posto in questo film. La sceneggiatura è divertente, gli attori sono bravissimi, le caratterizzazioni azzeccate, le coreografie eleganti (al balletto finale partecipa una splendida Cyd Charisse). Un momento di cinema ineguagliabile.
Questo film, a differenza dei tre precedenti, è disponibile su DVD anche in Italia, ma accettate un consiglio: anche se non sapete l’inglese e decidete di acquistare la versione italiana, concedetevi il piacere di ascoltare in lingua originale la performance di Jean Hagen nella parte della bellissima attrice dalla voce insopportabile. È strepitosa.
Kelly interpreterà ancora un grande musical MGM nel 1954, Brigadoon, disponibile anch’esso in DVD solo negli Stati Uniti (in un’edizione di qualità abbastanza mediocre), ma non eguaglierà mai più lo stato di grazia raggiunto in Cantando sotto la pioggia.

Il grande Spettacolo

Il cinema sta cambiando: per fronteggiare la concorrenza della televisione, arrivano il grande spettacolo e il widescreen. Così anche il musical si adegua, a cominciare proprio da un film MGM del 1954: Seven Brides for Seven Brothers (Sette Spose per sette fratelli), diretto anch’esso da Stanley Donen. Chi ha letto i miei articoli precedenti sa quanto poco mi piacciano le edizioni “a schermo pieno” dei film widescreen , ma per una volta avrei gradito un’eccezione: infatti Sette spose per sette fratelli fu girato con cineprese e inquadrature diverse nei due formati, proprio perché molte sale non erano ancora attrezzate per il Cinemascope e esistevano dubbi sul futuro del formato. Un doppio disco sarebbe stato quindi giustificato: invece il DVD in commercio, anche in Italia, è una mezza delusione, nonostante al presenza di un interessante documentario. Il suono è un ottimo 5.1, ma solo in lingua originale, e soprattutto l’immagine è un mediocre letterbox, il che in un film girato in 2.55:1 significa che una buona metà delle linee di definizione del televisore viene sprecata. Eppure la bellezza del film, e soprattutto delle coreografie, è tale che si rimane immediatamente contagiati... come non ricordare la sequenza in cui i fratelli Pontipee e i giovani del paese prima costruiscono un fienile e poi lo distruggono in una rissa?

(1. continua)

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