FINESTRA
SUL CORTILE
(da
"DVD
World" n. 33, Ottobre 2002)
NEL DVD I MITI SONO VERAMENTE IMMORTALI
In più occasioni, nel corso dell’estate, quotidiani e rotocalchi ci hanno ricordato che quest’anno ricorre il quarantesimo anniversario della morte di Marilyn Monroe. In questi giorni la Fox commemorerà l’attrice con il primo di due cofanetti di DVD che ricalcano, con alcune modifiche, quelli già usciti negli Stati Uniti (sono splendide edizioni, restaurate, sulle quali trovate ampie informazioni in altre pagine della rivista).
Marilyn…non c’è nemmeno bisogno del cognome per identificare l’attrice che, come nessun’altra, è diventata un mito che supera i confini dello specifico filmico. Conosciuta da tutti, in qualunque parte del globo, il suo viso è ormai un’icona dell’immaginario e addirittura del vocabolario collettivo, consacrato come tale dalle riproduzioni in serie di Andy Warhol, al pari delle lattine di zuppa Campbell.
Sono veramente pochi gli uomini e le donne che, non solo nell’ambito cinematografico, hanno raggiunto uno status simile, e sono diventati oggetti di un culto che prosegue aldilà della loro realizzazioni e della loro vita, anche per le generazioni successive: James Dean, Steve McQueen, Jim Morrison, Elvis, Che Guevara, Muhammed Ali… anche chi non li conosce ne ha, probabilmente, sentito parlare; chi studia l’ambito in cui hanno lavorato non può ignorarli; e per chi cerca di seguire le loro orme sono stelle fisse che segnano la rotta.
E il nostro supporto preferito, il DVD, è senz’altro un ottimo mezzo non solo per riscoprire, con una qualità tecnica che rende loro giustizia, i film interpretati dai grandi miti dello schermo, ma anche - grazie al fatto che il DVD viene sfruttato sempre più per archiviare materiale audiovisivo di vario genere - per ripercorrere le carriere dei grandi musicisti attraverso le loro performances o per documentarsi su avvanimenti sportivi e storici. Per esempio, i fan di Elvis, oltre a godersi qualche film interpretato dal loro idolo, possono ora perdersi in un cofanetto di olto DVD, The Definitive Elvis (25th Anniversary Collection), che ripercorre la carriera del musicista attraverso 16 ore di interviste e materiale d’archivio. Un appassionato di sport, invece, può documentarsi su Muhammad Ali attraverso una serie di dischi che vanno dall’americano Muhammad Ali - The Whole Story all’inglese AKA Cassius Clay.
È
proprio grazie alle opportunità commerciali offerte dal nuovo supporto
che molto materiale d’archivio è stato reso disponibile per il grande
pubblico, anche se, ovviamente, la qualità audiovisiva è
molto variabile a causa dell’età e della diversa provenienza del
girato.
Proprio
l’ampia disponibilità di film e video a nostra disposizione permette
oggi di rendersi conto dell’esistenza di molti altri personaggi con altrettanto
o addirittura maggior talento, bellezza, volontà, che sono stati
apprezzati ed hanno raggiunto il successo e la popolarità, pur non
con lo stesso impatto. E allora, cosa ha reso alcuni esseri umani così,
unici, come hanno fatto ad imprimersi a fuoco nella mente e nel cuore del
loro pubblico? Cosa li ha fatti diventare “mito”?
Goodbye Norma
Jean
Though I never
knew you at all
You had the
grace to hold yourself
While those
around you crawled
Per lo Zingarelli, il mito è “l’immagine schematica o semplificata, spesso illusoria, (…) di un personaggio, quale si forma o viene recepita presso un gruppo umano, svolgendo un ruolo determinante nel comportamento pratico o ideologico di questo”. Nella maggior parte dei casi di attori e personaggi famosi è questa è la definizione più appropriata, e se non illusoria la loro fama è senz’altro transitoria: quante meteore abbiamo brillare nel firmamento del cinema, della musica, dello sport, per poi offuscarsi altrettanto velocemente? Che fine hanno fatto i Duran Duran?
Ma il mito è anche, in un’altra accezione, “l’esposizione di un’idea, di un insegnamento astratto sotto una forma allegorica o poetica”. Un qualcosa, insomma, che rappresenta e riassume in un modello ideale le caratteristiche, vere o presunte, che si danno o si vorrebbero in una categoria umana.
Ecco, io credo che a volte noi riconosciamo in alcune persone una concentrazione delle caratteristiche che percepiamo in noi stessi, e che tuttavia non sempre riusciamo a sfruttare come vorremmo. Non è una semplice questione di talento, che pure è importante - e del quale, semmai, queste persone si servono per esprimere pienamente il loro potenziale. Ad esso si aggiungono elementi meno specifici: la loro energia, il loro erotismo, la loro carica, il loro entusiasmo - il modo in cui sembrano bruciare al massimo della loro potenza, mentre noi, nelle nostre vite quotidiane, abbiamo troppo spesso l’impressione di non poter o non sapere dare il meglio di noi stessi. Questi individui diventano importanti perché esprimono il meglio che l’umanità ha da offrire, sono “semidei” che sfiorano il sole di cui noi possiamo solo sentire, da lontano, la luce e il calore.
Ecco allora che la risata di Marilyn, mentre lo spostamento d’aria della metropolitana le solleva la gonna in Quando la moglie è in vacanza, diventa il simbolo di un’irresistibile mistura di sex appeal e innocenza, mentre lo sguardo deciso e determinato di Steve McQueen in Bullitt o ne La grande fuga (ambedue questi titoli sono disponibili in DVD) rappresenta la capacità di non darsi mai per vinti, anche di fronte a sfide impossibili.
Loneliness was
though
The thoughest
role you ever played
Hollywood created
a superstar
And pain was
the price you paid
I semidei, tuttavia, non sono sempre simpatici; e i primi della classe sono di norma insopportabili. Se le caratteristiche di questi personaggi si limitassero all’eccellenza ne apprezzeremmo probabilmente le abilità e la professionalità, ma freddamente, senza un eccessivo coinvolgimento personale. E’ il destino che tocca a molti grandi personaggi, anche leggendari, che non superano mai la barriera che li divide dal loro pubblico. Greta Garbo. Valentino, o - per citare un campione dei nostri giorni - Michael Schumacher. Sono dei grandi; ma non li sentiamo parte della nostra famiglia.
I pochi, invece, che lasciano una traccia indelebile nelle nostre anime sono quelli che oltre a rappresentare la nostra umanità nei suoi aspetti migliori ne incarnano anche la fragilità, i dubbi, la sofferenza. Nonostante i loro successi e la loro notorietà, sono spesso, loro malgrado, persone infelici, incomplete, alla ricerca di qualcosa che non trovano - proprio come noi, ma anche in questo più intensamente di noi. Sono lì a ricordarci, con le loro esistenze sofferte e le loro morti a volte tragiche e premature, quanto sia vero che il denaro e il successo non sono tutto nella vita.
E così amiamo ancora di più la diva di Hollywood, desiderata da milioni, che non è riuscita a farsi apprezzare per la propria intelligenza e sensibilità da chi la circondava, e che ha trasmesso la sua solitudine in pellicole come Fermata d’autobus o La tua bocca brucia. Soffriamo con il grande campione sportivo che ha sofferto per i pregiudizi causati dal colore della sua pelle, ripercorrendo gli anni d’oro della sua carriere nel film Alì, interpretato da un sorprendente Will Smith. Ci immedesimiamo nel rivoluzionario idealista che è stato stritolato da un ingranaggio più grande di lui., e che addirittura diventa, reimmaginato e trasfigurato, l’ironico narratore interpretato da Antonio Banderas in Evita - forse il personaggio migliore di un film poco riuscito. Essi hanno affrontato, amplificati al massimo grado, gli stessi ostacoli, le stesse insoddisfazioni che costellano le nostre vite, e ci sembrano a volte insuperabili.
Per questo li sentiamo vicini: li sentiamo quasi divini, ma partecipi della nostra umanità, in un modo che ricorda - fatte le debite proporzioni - il ruolo che per i cristiani riveste la figura di Cristo. Il parallelo non sembri irriverente: il termine «divo» è un sinonimo della parola «dio», e il culto della personalità sconfina spesso in fenomeni di idolatria che può assumere caratteristiche quasi religiose. E la reazione dei giovani, sempre insoddisfatti della realtà, ma immersi oggi in una società che vorrebbe appattirli su un materialismo assoluto, è quella di sacralzzare di volta in volta nuovi divi, inventando sempre nuove forme di culto. La prova? Basta osservare la gestualità, il lessico o gli sguardi di ragazzi e ragazze partecipanti a un concerto rock o a una partita allo stadio.
Even when you
died
The press still
hounded you
All the papers
had to say
Was that Marilyn
was found in the nude
Del resto, a sottolineare ancora le caratteristiche quasi religiose di questa forma di ammirazione, non dobbiamo dimenticare il fatto che nella grande maggioranza dei casi, come accennato prima, questi personaggi, oltre a bruciare di una fiamma più intensa, si sono spenti presto e tragicamente, quasi in una specie di sacrificio rituale.
Suicidi, incidenti di macchina, overdose… solo raramente sono arrivati alla decadenza fisica, che ne avrebbe probabilmente offuscato l’immagine. Più spesso hanno conquistato l’immortalità proprio attraverso la morte nel momento della massima gloria, del massimo splendore, restando così per sempre giovani, belli, perfetti nella loro imperfetta umanità.
Nel nostro lettore di DVD, allora, l'auto guidata da James Dean continua a correre in di Gioventù bruciata, anche se nella realtà la sua corsa si è interrotta da tempo. Jim Morrison non riposa al Père Lachaise di Parigi, ma è sempre giovane e vitale sul nostro palcoscenico personale, in numerosi concerti e filmati d’epoca preservati per sempre in digitale.
Non li potremo mai dimenticare, come non si dimentica un amore che non si è consumato pienamente. Ed è rassicurante pensare che non conosceranno il declino che, prima o poi, dovremo affrontare tutti noi.
Goodbye Norma
Jean
From the young
man in the 22nd row
Who sees you
as something more
More than just
our Marilyn Monroe
Sì,
in fondo sono sufficienti un dischetto argentato, un raggio laser, uno
schermo televisivo: trasformati in un fascio di elettroni, i bit registrati
sul disco si trasformano nel sorriso triste di Marilyn e negli sguardi
da animale ferito di James Dean, ricreano a disperazione delle canzoni
dei Doors e la carica di un rock di Elvis; e riescono anche oggi a trasmettere
al pubblico di una nuova generazione tutta l’eccezionalità e la
normalità della loro condizione umana. A raccontarci la loro grandezza
e le loro insoddisfazioni scavalcando in un istante gli anni e le differenze
culturali.
© 2002 Edizioni Milano Publishing